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mercoledì 1/7/2009
LETTERA APERTA

Sono passati pochi giorni dalla fine del Mondiale Farr40, bellissime regate tenute in quello che è certamente uno dei paradisi della Vela, la Costa Smeralda.

Superbamente organizzato dallo Yacht Club Costa Smeralda che ha visto la partecipazione diretta del Commodoro Riccardo Bonadeo e la sempre attenta regia del Direttore Sportivo Edoardo Recchi, di cui  ho molto apprezzato il lato umano.

E’ stata per noi una settimana a più colori con un inizio nero. La notte è calata quando durante la stazza della barca la stessa cadeva dalla gru a causa di un difetto dell’attrezzatura fornita dalla Classe, finendo contro un cancello causando la rottura del timone, scalfendo la deriva e soprattutto urtando violentemente l’albero.

I ragazzi hanno lavorato incessantemente per 48 ore e dopo aver ripristinato le varie rotture, in apparenza -rispetto all’urto- poca cosa, abbiamo preso il mare. Era mattina e coincideva con il secondo giorno dei Pre-Worlds, per l’occasione Audi Invitational; usciamo il  vento è steso ma non è superiore ai 15 nodi, al contrario il mare è formato circa 2,5/3 metri di onda. Proviamo le andature portanti, tutto bene, proviamo la bolina e tutto sembra essere a posto. Poco dopo, durante un traverso con la sola randa issata si alza un rumore forte e stridente, l’albero si rompe subito sotto la mastra, ammainiamo la randa e rientriamo senza che l’albero cada, un miracolo. Nel frattempo si scatena il temporale ed i ragazzi iniziano a disalberare, l’umore è ai minimi storici. Inizia la rincorsa e 24 ore dopo troviamo un albero. Lo rende disponibile il team Cannoball , l’armatore Dario Ferrari acconsente all’utilizzo e previo accordi con Enrico Isemburg iniziamo la corsa contro il tempo per riarmare la barca con tutte le incognite del caso, l’albero è diverso per modello e quindi le nostre regolazioni non saranno certamente adatte. Alle 5 del pomeriggio, dopo una notte e un giorno finalmente abbiamo una nuova “pianta” e prendiamo il largo con 18 nodi di maestrale. Proviamo da soli,  un’ora di navigazione per ritrovare tutti insieme il sorriso… quello più grande è di Franz (Francesco Coari).

 

Il giorno dopo usciamo, ultimo giorno prima del Mondiale (per noi primo giorno di allenamento). Grazie al Team Mascalzone Latino proviamo insieme le andature, il nuovo albero è un missile e il nostro Checco via radio dice ad Adrian Stead (tattico di Vincenzo Onorato) “Abbiamo un Rocket… state attenti!!!!”

Ed il rocket nei giorni successivi ha fatto bene il suo lavoro, ma meglio di lui hanno fatto tutti i ragazzi che hanno scritto una bellissima pagina delle avventure di Joe Fly. Umanamente una delle migliori, senza allenamento e con una barca non perfettamente a posto, hanno tirato fuori velocità, prestazione, pulizia nelle manovre e Checco è stato splendido nella ricerca del miglior posizionamento sul campo.

Anche io ho fatto la mia parte, ottime partenze (tranne una…) e velocità in condizioni spesso per me troppo critiche; alla fine i ragazzi mi sono sembrati contenti del loro timoniere e non mi sono sentito mai un braccio teleguidato.

Il terzo giorno abbiamo vissuto 1 minuto di follia, pagato a caro prezzo: siamo partiti fuori e la radio non ha funzionato o, forse, non abbiamo capito, insomma dopo oltre un minuto di navigazione i ragazzi di Nerone sottovento a noi ci hanno informati nel nostro OCS, siamo rientrati ultimi e abbiamo terminato la prova in 19° posizione su 25 barche partenti.

La media è stata ammazzata e ci siamo giocati lì il nostro Mondiale.

Sin qui in sintesi ciò che è accaduto, ma le cose più importanti che ci portiamo a casa da questa esperienza sono tante a partire dal rinnovato rispetto che tanti Team ci hanno confermato, dalla solidarietà che molti ci hanno manifestato -uno su tutti Vincenzo Onorato che per primo ci ha messo a disposiz
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